lunedì 14 novembre 2011

Scorie nucleari e deposito unico a Scanzano Jonico: Finora ci ha aiutato il Padreterno!

Non siamo Stato noi

Il settimanale "L'indipendente Lucano" del 12 novembre 2011 pubblica il verbale del Consiglio dei Ministri del Governo Italiano (del 13 novembre 2003) in cui, all'unanimità, si individuava, nel comune di Scanzano Jonico (Mt), il sito nazionale unico per lo stoccaggio dei rifiuti nucleari. Non occorre commentare, poiché confidiamo che i lucani comprendano ben da soli quanta considerazione godano da gran parte dei governanti nazionali, regionali, provinciali e comunali di ogni colore, orientamento e collocazione politica. Viceversa, appare opportuno acquistare, conservare questo documento pubblicato integralmente nello "speciale" de “L'indipendente Lucano”; badando bene di tenerlo a portata di mano. Si consiglia di rileggerlo tutto ogni volta che si viene chiamati a votare per le rappresentanze elettive comunali, provinciali, regionali e nazionali. Risulterà molto più facile orientarsi e scegliere chi merita attenzione ed eventualmente la preferenza e chi, semplicemente, un calcio in c....

di Nicola Piccenna

giovedì 3 novembre 2011

La Fenice lucana risorgerà dalle proprie ceneri?



L’indecorosa teoria dei “non sapevo” ovvero “nessuno mi aveva informato”, fornisce un quadro desolante dell’intera classe politica regionale e non già perché questi signori “non potevano non sapere”, bensì perché è provato che sapevano eccome. Altrettanto deve dirsi per quei politici che sarebbero dovuti stare all’opposizione, avrebbero dovuto incalzare i “sinistri” governi della Basilicata e chiamarli alla responsabilità ed al rispetto dei cittadini amministrati. Invece nulla e così la regione è stata riempita di veleni con le conseguenze d’incidenza tumorale che conosciamo anche se nessuno si prende la briga di divulgarle: fa parte del “non sapevo”. Così occorre documentare quello che si sapeva tanto da essere pubblicato su alcuni “giornalacci” di provincia. Comincia un viaggio dei veleni che hanno inquinato i fiumi, la terra e l’aria della Lucania. Nei veleni noti a tutti, Procure della Repubblica comprese, tranne che agli assessori preposti all’ambiente (ve ne sono di regionali, provinciali e comunali), tranne che alle agenzie costituite per monitorarli, tranne che agli esperti pagati per ricercarli e quantificarli. Quei veleni che, come i pericolosissimi prodotti della combustione degli stream gas disciolti nel petrolio lucano, appestano a tonnellate ogni giorno che il buon Dio concede alle nostre contrade. La Fenice è un mitico uccello che aveva la capacità di risorgere dalle proprie ceneri. È davvero singolare che l’inceneritore che ha avvelenato ampie zone del melfese sotto gli occhi complici e omertosi di tanti si chiami “Fenice”. Forse che si possa (finalmente) sperare nella rinascita di una grande Lucania dalle ceneri della Basilicata, offesa e violentata da politici senza scrupoli?
di Antonio Mangone